Lo Zio Ho e il primo “giro” da sola

il testamento di Ho Chi Minh

un messaggio di Ho Chi Minh

Come sempre, scrivo la sera tardi: è il momento perfetto per raccogliere i pensieri e le idee e cercare di raccontare al meglio il giorno appena passato. Oggi per esempio, è stata una giornata pienissima: la mattina ho potuto dormire fino alle nove,ho fatto colazione con calma con i miei cereali tedeschi comprati in un piccolo negozio qui vicino, vestirmi e truccarmi, prima di partire con Paul, alla scoperta dei musei di Ha noi. Abbiamo preso un taxi fino al complesso di Ho Chi Minh, che unisce il museo, la pagoda e il mausoleo in unico imponente sito turistico, completo di bandiere russe, una larghissima e vuotissima strada per le parate militari, e una piazza in stile Tien An men. Sfortunatamente il mausoleo era chiuso, perciò per vedere il corpo mummificato dello zio Ho, come lo chiamano qui, dovrò aspettare un altro sabato e andarci la mattina. La pagoda non è niente di speciale e così rimane solo il museo. Dopo aver fatto un paio di foto stile attori, insieme a dei ragazzi che ci hanno seguito per mezz’ora, Paul ed io abbiamo pagato i nostri 25.000 VND (credo si scriva così) pari a 90 centesimi di euro e siamo entrati.

Il museo è fatto a caso, proprio. O meglio: la parte dedicata alla propaganda comunista, agli scritti di Ho Chi Minh, come il suo testamento e i comunicati, le foto storiche e manifesti politici, è strutturata molto bene, schematicamente; ma poi, si vede che non avevano altro materiale a disposizione e il secondo piano racchiude una strana mostra sugli eventi salienti del XIX e XX secolo; una ricostruzione di una capanna vietnamita e altre cianfrusaglie. Tutto qui.Non ancora sazi di storia, ci siamo diretti verso la prigione di Ho La, costruita nel 1890 dai francesi colonialisti che, una volta arrivati nei villaggi che costuituivano l’attuale Hanoi, hanno pensato bene di distruggere tutto e di costruirci una prigione per i rivoluzionari vietnamiti. Comprese donne e bambini. Giuro. Il centro di detenzione, è stato usato in seguito durante la guerra del Vietnam: i vietcong rinchiudevano qui i prigionieri americani, per lo più piloti abbattuti dalla contraerea. Si dice, e mi sa tanto che non è una diceria perchè ci sono foto che lo provano, che la prigione venisse chiamata Hilton Ho La, dagli americani stessi per come venivano trattati: menù diversi ogni settimana, sigarette, bei vestiti, permesso di fare sport e via dicendo. Una parte della prigione è interamente ricoperta da fotografie di prigionieri americani ritratti nei vari momenti di una giornata tipica. Ce ne sono un paio anche di John McCain: quando viene recuperato dai vietcong dopo che il suo B52 è stato abbattuto, e una di quando viene curato all’ospedale. Era persino un bel ragazzo quel repubblicano. Comunque è buffo che History Channel, non abbia mai proposto documentari sull’abbattimento dei B52 perchè i vietnamiti ne posseggono un casino. tutti originalissimi. Ed è interessante anche, vedere, per una volta almeno, la storia raccontata dall’altra parte, quella che non ci è concesso conoscere, un po’ come i vangeli apocrifi. Quando si riferiscono agli americani, i vietnamiti li chiamano imperialisti. Ed è vero. Lo sono. Ma a nessuno viene mai l’idea di raccontare la guerra dalla parte di chi l’ha subita. Una volta, all’università mi è stato detto che la storia è raccontata dai vincitori. Un’altra cazzata dell’università vedete? La storia la racconta chi ha un potere geografico e ideologico, invece. Come gli americani in questo caso.Comunque, dopo questa pappardella, vi racconterò dei migliori nem del mondo, che si mangiano in un ristorante carinissimo e super economico, nascosto in una delle vie del quartiere vecchio e che magicamente, non so come, sono riuscita a trovare dopo esserci stata per la prima volta ieri. Vi giuro, quei nem sono spettacolari. Ne mangerei a quintalate!

Ricolmi di cibo, Paul ed io siamo tornati a casa. Lui è andato in palestra, io invece ho deciso di fare il primo giro da sola, per conoscere un po’ la città. Ho seguito tutta la via perpendicolare alla KIM MA, quella principale. Ho scoperto così che ci sono un sacco di internet café carini e persino un locale dove le uniche due attività sono: giocare alla wii mentre ci si ubriaca. Bello no? Ma la cosa che mi rende più fiera di tutte, è che sono riuscita ad attraversare la strada da sola. è stato fantastico!!! prima ho provato con una strada facile, piccolina, anche se molto trafficata. Una volta acquistata la sicurezza giusta, ho provato ad attraversare KIM MA e lì mi sono cagata addosso. e come attraversare una statale o un’autostrada. stessa roba. Ma ce l’ho fatta. è strano come ti fa sentire: libera e impaurita allo stesso tempo. e solo per attraversare un cacchio di pezzo di asfalto!

La sera, io e Josh siamo andati ad uno di quegli internet cafè perchè internet da noi non va più, è stato lì, che, bevendo il mio primo caffè vietnamita, ho scoperto i primi segni della dittatura: facebook non andava. Il governo lo blocca, qualche volta. Mi ha scioccato. Davvero. Se riesco a scrivere qui, è perchè Josh mi ha aiutato a trovare un modo per collegarmi al sito scegliendo un altro codice\server\non ho capito bene cosa.

20130112_225558La sera siamo usciti presto, verso le otto, perchè la città ha il coprifuoco alle undici. questa volta c’eravamo tutti: i ragazzi, più Matilde, Kristine e Tanjia. Con loro ho legato meno, perchè non escono spesso e non lavoriamo nello stesso posto. Comunque, siamo andati in un bar dove facevano della musica live ed è stato divertentissimo; ho preso un cocktail che si chiama I love You e che era la cosa più buona del mondo. Quando i gruppi hanno iniziato a suonare io e Louis abbiamo dato il meglio di noi. Risultato? la gente chiedeva di sederci al loro tavolo e il cantante mi ha dedicato una canzone. Non era neanche niente male.

Poi ci siamo ritrovati di fuori e un tipo seduto ad un tavolino con un computer, mi ha mostrato lo schermo, da cui si vedeva la versione vietnamita dello Gamgam style. a gesti mi ha chiesto di ballarla. ah di, facciamo anche questo!

Fine.

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