Archive for aprile, 2013

  • Una mattina di libertà per otto bambini :-)

    Ieri mattina, Shila ed io siamo riuscite a convincere la manager dell’orfanotrofio a portare qualche bambino fuori dall’orfanotrofio per passare la mattina insieme al parco. Shila è stata davvero brava, ha fatto tutto lei.

    All’inizio i bambini dovevano essere solo quattro, ma poi, nella classica maniera vietnamita, sono raddoppiati: meglio per noi! Io ho potuto portare Anh :-D è la seconda uscita per lei! Non ridete, ma non ho potuto resistere dal vestirci uguali.. in rosso. Oh di! Poi Anh è bellissima con quel colore.

    Ci siamo stipati in due taxi, io ho trovato un passeggino nuovissimo nascosto in clinica (rosso anche quello), così l’ho caricato di dietro e siamo partiti alla volta del Lenin Park. è il parco più bello di Hanoi secondo me, perchè è immenso e ci sono un sacco di aree gioco per i bambini. Appena siamo usciti dai taxi, i piccoli si sono precipitati all’interno mentre io mettevo Anh nel passeggino e Shila pagava i biglietti. Hue, la manager era già andata fuori di testa. -.-’ ed è mamma di due bambini questa. Volete sapere la sua storia? Ha mollato tutta la famiglia (i figli hanno 8 e 10 anni) per venire qui a vivere nella pagoda. Sospetto che il marito la picchiasse. Shila è andata al suo villaggio natale e ha scattato una foto di lui ubriaco.. non aveva una bella faccia effettivamente.

    Comunque, i bambini non stavano nella pelle: correvano da una parte all’altra, si mescolavano con gli altri e in questo modo, non si riusciva a vedere la differenza tra i bambini “normali” e loro. Era bellissimo. Ho avuto i brividi per tutto il giorno.

    Shila aveva comprato frutta e acqua per tutti e poi abbiamo comprato loro anche dei gelati; il modo in cui li hanno prima guardati e poi mangiati, ci ha fatto pensare che non avessero mai visto un gelato prima d’ora.

    Alle undici li abbiamo portati al ristorante del parco, dove hanno potuto fare un pasto decente. Hanno mangiato fino a scoppiare!

    Vedere le loro facce sorridenti, osservarli giocare e rincorrersi come se nulla fosse.. sono cose che non si possono cancellare dalla mente.

     

  • I primi due giorni in pagoda

    Così, ho passato la prima notte in pagoda. Non è stato tanto male. Tranne che nel cuore della notte, qualcuno si è messo ad urlare dall’orfanotrofio, chiamando le monache e queste hanno acceso tutte le luci e si sono fiondate di sotto, svegliando me e Shila, la ragazza tedesca.  L’unica cosa scomoda è il bagno, perchè mi lavo in una bacinella e l’acqua la dobbiamo bollire prima di lavarci per togliere tutti i batteri. -.-’

    La cosa che veramente non sopporto però è il fatto che le monache frugano continuamente nelle mie cose, chiedendomi cosa è quello o cosa non è etc. l’altro giorno una di loro ha preso il mio telefono e mi ha cambiato tutte le impostazioni, mettendo il vietnamita come lingua. Cristo.. E poi ci osservano fisso. ma fisso. soprattutto quando sto con Anh. è abbastanza stressante.

    Con lei invece va tutto bene, le sto dando le medicine che Nate mi ha prescritto, due volte al giorno, ma sento che è di nuovo un po’ peggiorata e alcune bollicine da scabbia sono nuovamente venute fuori. Più di così non so cosa fare. è più che evidente che la bambina non può soffrire il posto. Ma Nate è riuscito anche a farle cambiare stanza e adesso sta in quella con le nannies gentilissime (non sapevo che esistessero).  Devo portarla via al più presto è inutile.

    Ho chiamato il tipo dell’appartamento sul west lake. credo proprio che traslocherò sabato. è vicino all’orfanotrofio quindi è un ottimo compromesso direi. Ma non posso stare qui, esco di testa. E se sono così io, come posso prendermi cura bene di Anh?

    AH mi sono scordata di dire che ieri sera è successa una cosa all’orfanotrofio: ad un certo punto arriva Hue, la manager, sconvolta dicendo che mancava un bambino all’appello. Allora siamo corsi tutti nel cortile, cercando di capire meglio la situazione: uno dei più piccoli non c’era più. qualcuno doveva averlo portato via perchè il bambino in questione aveva solo 2 mesi.

    Dopo una ventina di minuti, vediamo un uomo schiaffeggiare forte una donna che teneva una cosa fra le braccia: era il bambino. Lei lo aveva portato via. Il piccolo è stato subito preso in custodia dalla nanny e lei invece è stata presa e portata nello stanzino del guardiano dove l’hanno interrogata per quasi un’ora.

    All’inizio si pensava che fosse una legata al traffico di bambini. Invece oggi, abbiamo scoperto che era la madrea naturale del piccolo. Lo rivoleva indietro. Ma qui, se porti il bambino in orfanotrofio e dici che non lo vuoi più, non puoi più riaverlo indietro dopo. Quella donna ha perso suo figlio per sempre.

     

     

  • Il primo giorno in pagoda

    ed il primo giorno come abitante della pagoda è andato: ho traslocato questa mattina portando tutti i miei averi e quelli di Anh, nella stanza che diviserò con tre persone. non  so perchè, ma mi sento come se stessi andando in prigione. appena ho finito di siatemare le mie cose, sono andata a prendere Anh. quando mi ha visto si è messa a gattonare verso di me con un sorrisone sul faccino. già questo mi ha fatto sentire meglio.

    le ho dato da mangiare e poi tutte le medicine che doveva prendere e poiml’ho cambiata e ho acopertonche ha fatto la sua prima cacca solida! ahahahah! e poi mi hanno permesso di portarla nella mia camera e ci siamo addormentate insieme, lei sopra di me, la sua testa sul mio seno. adesso sono in un internet point perchè all’orfanotrofio non c è la wifi. e il mio tempo sta per scadere…

  • L’orfanotrofio di Bo De

    Di cose su questo posto ce ne sarebbero tante da dire. Potrei cominciare con una semplice descrizione: l’orfanotrofio è inglobato nella pagoda di Bo De, nella “provincia” di Lang Bien, inglobata alla capitale. La pagoda è un posto molto carino e pulito, i monaci sono quasi tutte donne. Dà sul fiume. Sembra un posto pacifico. una parte della pagoda

    Poi, proprio accanto, si sviluppa il sistema dell’orfanotrofio: una serie di camere sporche, costantemente puzzolenti di latte stantio, pannolini, raffreddori, cibo, polvere. Qui, vivono i bambini con le nannies, ragazze e donne più anziane quasi tutte provenienti dalle campagne e rigettate dalle famiglie perchè rimaste incinta fuori dal matrimonio o molto giovani e costrette a vivere in questo posto e crescere i loro figli e quelli di altri sconosciuti. Mentre i mariti, la maggior parte delle volte, se la spassano ad Hanoi o proprio non ci sono. orfanotrofio

    Abbiamo dei bambini che sono malati di Aids, altri che hanno handicap fisici e psichici più o meno gravi. Tutti hanno costantemente problemi  respiratori e la malattia più diffusa è la scabbia, dovuta all’acqua sporca e alle scarse condizioni igieniche.

    In una parte dell’orfanotrofio c’è un asilo-scuola, dove Swan l’insegnante, fa scuola ai bambini dai 4 ai 6 anni: un po’ di matematica, inglese e molto disegno.

    La maggior parte dei bambini in età scolare non va a scuola e questo è un grande problema, perchè già che sono in orfanotrofio, se poi ci si mette il fatto che non ricevono neanche un’educazione, si capisce da sé che non avranno mai un futuro.

    I bambini sono all’incirca una 90ina e ne troviamo uno in media ogni due settimane.

    Dell’orfanotrofio, fanno parte anche una clinica medica, gestita da una coppia di medici brasiliani, Nate e Priscilla e un ospizio che ospita una trentina di anziani.

    particolare dell'orfanotrofio

    particolare dell’orfanotrofio

    Ogni giorno, orde di visitatori vengono a Bo De, prima per pregare e poi per fare il viaggio turistico nelle camere dei bambini: scattano fotografie, li prendono in braccio per un po’, danno loro caramelle e patatine.. e poi se ne vanno. Tipo zoo.

  • Spese per il trasloco, ancora polizia e Anh sempre più bella

    Oggi è sabato e siamo ufficialmente in mezzo alla festività per la presa di Ho Chi Minh city(1975). Hanoi di giorno è un casino bestia e di notte invece si svuota. Fa stranissimo.. ma come ho già detto, adoro la città di notte, anche vuota. E l’adoro di più quando mi godo un viaggio in motorino con l’aria fresca (ma umida), libera da smog.

    Comunque, questa mattina sono andata a fare spese per il trasferimento: ho comprato: latte, pannolini, biberon di due grandezze diverse, cottonfiock, cremina anti irritazione, bagnodoccia per bimbi, un paio di cambi per Anh, e un girello da usare per fare i giri nel cortile e non tenermela sempre in braccio. Poi ho preso la piastra per i miei capelli sempre più crespi (ok, questo non è proprio per il trasferimento, ma ne avevo comunque bisogno) e piastra elettrica per cuocere il cibo per Anh, dato che io ce l’ho compreso nella sistemazione. E mi mancano ancora un paio di coperte e cuscino per me e accappatoio più vaschetta per lei. tutto questo per 100 euro

    Il pomeriggio sono andata di nuovo in orfanotrofio perchè Anh tornava: appena mi ha visto mi ha sorriso e adesso gorgheggia sempre di più: è sempre una sensazione indescrivibile quando la vedo.

    Nate, mi ha dato tutte le medicine che dovrò dargli e mi ha anche dato il suo libretto medico.

    Direi che siamo a posto! A cena, ho mangiato nella pagoda con Nate, Priscilla, Shila (la ragazza tedesca con la quale dividerò la camera), la dottoressa vietnamita e Jake, un americano di New York che è capitato in orfanotrofio quasi per caso e che sta facendo un viaggio astronomico dall’India fino a qui, in bici. Già, in bici!

    Un’altro vantaggio di stare qui, è che dimagrirò di sicuro

    La sera sono di nuovo uscita con i ragazzi francesi ed è venuta anche Shila. Ci siamo ritrovati in un resto-bar molto molto carino sulla punta del west lake: abbiamo bevuto qualcosa li e poi siamo andati al Madake. Ma il locale era quasi vuoto e triste. alla fine ci siamo seduti su una palafitta di bambu(io con i tacchi alti) a guardare il cielo inquinato, l’acqua del lago inquinata e le bellissime casa dei ricchi.

    Verso mezzanotte è di nuovo arrivata la polizia. Il dj ha spento la musica, i camerieri alcune luci e ci hanno detto di uscire. Ma quando siamo andati verso la porta, questa era chiusa, con uno dei camerieri che sbirciava fuori dal buchino della serratura.

    Ma che cacchio..???

  • Quello che non mi sarei mai aspettata di fare.

    Questa mattina sono andata in orfanotrofio per incontrare Nate: dovevamo approffondire il discorso riguardante la possibilità di vivere nella pagoda per potere stare più vicina ad Anh e fare abituare i monaci alla mia presenza e alle mie intenzioni. Ma la responsabile dell’orfanotrofio non c’era, perciò abbiamo rimandato tutto al pomeriggio. Ho chiamato la mia amica Trang e le ho chiesto se le andava di pranzare con me, così ci siamo date appuntamento per mezzogiorno all’Hoan Kièm Lake.

    Sono quindi tornata al quartiere vecchio e mi sono persa fra le sue stradine che sembrano tutte uguali. Davvero, anche se vivo qui da quasi quattro mesi, non riesco ancora a non perdere l’orientamento quando entro in questo labirinto di negozi per ang è turisti.

    Trang lè arrivata con un amico e siccome era già tardi (il mio appuntamento con Nate e la responsabile era all’una), abbiamo mangiato una cosa veloce e grassissima al KFC (Kentucky Fried Chicken). Trang mi ha raccontato le sue ultime novià, sul centro d’inglese, sulla sua università, ma soprattutto sui suoi numerosissimi tipi. Trang infatti, è corteggiatissima! Un po’ la invidio devo dire..

    All’una e qualcosa sono arrivata con Trang e l’amico al seguito, all’orfanotrofio. Mentre loro due facevano il giro delle stanze, io ho raggiunto Nate nella clinica.

    - Oh Alice, you are here!- mi ha salutato con il suo accento portoghese. -Let’s go to talk with Huen, c’mon- ha detto poi.

    Siamo saliti in quella che sarà la mia futura stanza ed ad aspettarci c’erano Huen e un uomo, anche lui responsabile. Ci siamo seduti in cerchio e le trattative sono iniziate.

    Nate mi aveva precedentemente detto che con loro potevo parlare in modo franco e sincero, così quando  mi hanno chiesto perchè avrei voluto trasferirmi lì, ho risposto:

    - lo sapete già, per adottare Khong Anh (nome scritto per bene). Pensate che ci siano possibilità?-

    Loro mi hanno soppesato con lo sguardo per qualche secondo:

    - Se tu resti qui, i monaci si abitueranno a te ed inoltre potrai stare più tempo con Anh, che è cosa buona anche per lei. Credo che ci possano essere delle possibilità che tu possa adottarla e sarebbe bellissimo per lei.-

    Io non potevo credere allle mie orecchie: solo il suono di quelle parole dette da un’aspirante monaca ed un membro dell’orfanotrofio, mi hanno fatto salire le lacrime agli occhi. “Ci possono essere delle possibilità, ci possono essere delle possibilità”.. quella frase mi ha rimbombato nella testa per tutto il pomeriggio.

    Quindi era deciso. Stavo per fare quello che non mi sarei mai aspettata di fare: dire addio al mio favoloso appartamento sul west lake che avevo appena trovato e trasferirmi in pagoda. E tutto per lei. Per Anh. Per la mia bambina.

    La sera sono uscita con i francesi: prima ci siamo ritrovati al solito bar, l’été, in Doi Can street, poi però, il bar ha dovuto chiudere presto.. verso le 10.45. Stupefatti e confusi siamo partiti tutti verso il Futan(non so se scriva così) una discoteca sull’ansa del fiume a Lang Bien, molto nascosto, molto di mafia, a quanto dicono. Ma anche lì è successa una cosa strana: verso le undici e mezza la polizia armata di pile è entrata all’improvviso nel locale e ci ha fatto uscire a tutti. Sentire urlare: “la polizia, presto uscite!” fa molto seconda guerra mondiale, o club clandestino, cose così. Siamo usciti insieme agli altri stanieri e ci siamo incamminati lungo la riva del fiume perchè uno dei camerieri ci aveva bisbigliato di tornare dopo 40 minuti. A 15 anni sarei morta per una serata del genere!

    40 minuti dopo eravamo lì, davanti alla porta: alcuni ragazzi erano rientrati e stavano giocando a biliardo. ma erano tutti vietnamiti, di expats o turisti neanche l’ombra. Alla fine, abbiamo ceduto e ce ne siamo andati pure noi. Mentre ripercorrevamo la via del ritorno, abbiamo visto la polizia in un angolo.

    Non volendoci arrendere, siamo andati al Mandaqué(madaké, macade, che dir si voglia) un bar all’aperto che fa molto expats. Chiuso anche quello. Ma che diavolo? Lì vicino c’è l’Hanoi Rock City, quindi ci siamo fermati lì per vedere che era chiuso anche quello.

    Ok, qui c’è davvero qualcosa che non va. Abbiamo pensato tutti.  Perchè anche i locali che sono aperti fino alle due del mattino, erano chiusi, ora? Che cos’è successo di tanto grave da far piovere i controlli della polizia su ogni singolo bar e locale?

  • Alla ricerca dell’appartamento perfetto e rivedere Anh

    Questa mattina l’ho dedicata alla caccia all’appartamento: ne ho visitati cinque. cinque! Alcuni erano talmente brutti e spogli che mi sono chiesta come cacchio facciano a chiamarli così se poi in verità sono dei buchi con un letto, un tavolo e un divano incastrati una stanza e con il bagno e la cucina nel corridoio! -.-’ il penultimo invece era in una zona molto tranquilla ma completamente fuorimano ed era grandissimo: due camere, veranda, salotto spazioso, bagno, cucina.. un sogno! ma era troppo lontano dal centro e l’acqua e internet non erano comprese quindi era da cancellare.

    Il pomeriggio invece sono andata a trovare Anh: non vedevo l’ora di abbracciarla e quando sono arrivata, a casa di Nate e Priscilla, lei stava dormendo. Mi sono avvicinata piano piano: volevo solo guardarla, anche se la tentazione di prenderla in braccio e stringerla a me, era fortissima. Quanto mi è mancata! Con gli occhi ho accarezzato la sua testolina con i capelli dritti, gli occhi chiusi e il nasino all’insù. Poi, ad un tratto, lei si è svegliata. Mi ha guardato stupita per un attimo e poi.. mi ha fatto il sorriso sdentato più bello che abbia mai visto. Allora non ce l’ho fatta più, l’ho presa in braccio e me la sono stretta fortissimo senza smettere di sbaciucchiarla un attimo. Lei era tutto un gorgheggio e sorrisi, non l’avevo mai vista così.

    E gattona un sacco. Cerca di tirarsi sempre su poi! Ogni piccola cosa che fa, mi sembra la cosa più importante del mondo.

    Sono rimasta con lei finchè non è arrivata l’ora di andare al lavoro.

    Verso le sette, la mia agenzia mi ha chiamato dicendomi che avevano un appartamento sul West Lake. wow!! ho accettato di vederlo e ci siamo dati appuntamento per venti minuti più tardi.

    L’appartamento era davvero fantastico: è più uno studio che un appartamento ma è grande, con una finestra gigantesca àed è sul west lake, la parte più in della città.

    “è questo”ho pensato. Si, si.

  • E così.. si ricomincia!

    è mercoledì sera: sono arrivata ad Hanoi oggi pomeriggio alle tre, stravolta, come sempre, dop un volo così lungo. Il viaggio però non è stato male, anzi: durante la prima tratta, ho incontrato diverse persone, in particolare un uomo che fa avanti e indietro per Cina (per ragione lavorative e sentimentali), che erano particolarmente interessati alla mia storia. Ho raccontato loro di Anh, del nostro rapporto, di cosa farò adesso, che mi trasferisco in questa città. Abbiamo parlato per ore sulle possibilità di adozione e i tipi di leggi che la regolano.

    Comunque sia, non vedevo l’ora di scendere da quell’aereo e fiondarmi nuovamente nel traffico e nell’aria umida di Hanoi. Ho fermato un taxi quasi subito, infilato la mia enorme valigia nel bagagliaio e ho intimato al tassista di partire. La cosa più buffa, è che guardando fuori dal finestrino, mi sembrava tutto bellissimo, affascinante, esotico. Proprio come il primo giorno che sono arrivata qui. Incredibile. Eppure, mi sono detta, la conosci questa cacchio di città.

    Arrivata in albergo, ho fatto una doccia lunga una vita, mi sono messa il pigiama e ho dormito per un paio d’ore. Poi sono uscita, ho cercato qualcosa da mangiare e sono andata dalle mie amiche nella mia vecchia casa. è stato bellissimo riabbracciarle!

    Come da routine, ci siamo messe a guardare Miss Adviced, quel programma idiota con le tipe 40enni che cercano di trovarsi un uomo.

    Sul tardi, ho ritrovato i francesi.

    Ahhhh la mia routine hanoiana!

     

     

  • Il ritorno

    Eccomi di nuovo in aeroporto, con un biglietto di sola andata in mano, pronta a partire: sono contentissima!!! Tra un giorno e mezzo atterrerò in terra vietnamita e riabbraccierò Anh. Finalmente! Non sapete quanto mi sia mancata.. o forse, a questo punto, lo potete immaginare:-)

    è una vita nuova che comincia, sul serio, non è più tempo di scherzare: negli ultimi dieci giorni a Rimini, ho detto addio alle discoteche, alle cavolate da adolescenti con le amiche e tutte quelle cose che solevo fare prima. M anon mi dispiace. A parte i miei amici e la mia famiglia ovvimente, ci sono moltissime cose che sono contenta di lasciare: il provincialismo delle persone, la wifi a pagamento che mi sta costringendo a scrivere sul memo adesso invece che direttamente sul blog, i lavori proprio all’uscita dell’aeroporto che ti costringono a fare un giro assurdo per arrivarci.. la politica italiana che è diventata una vera e propria ossessione. Vabbé! Ora penso solo alla partenza ed al primo “xin chao” che sentirò tra meno di 24 ore.

    Sempre 23 aprile, un po’ più tardi: sono atterrata a Doha. L’aria è calda e secca; un lusso in confronto a quello che mi aspetta. L’aeroporto pullula di uomini che osservano le straniere con sguardi lascivi e volgari. Non vedo l’ora di risalire sull’aereo. Non dovrò aspettare molto per fortuna.. un’oretta più o meno.

    Fa che arrivi presto!